Perchè credere nella COOPERAZIONE

Partendo dall’assunto che l’Uomo è un essere sociale poiché è l’unico animale che nasce completamente dipendente dall’interazione con i suoi simili: se il cucciolo d’uomo non riceve cure materiali dopo la sua nascita è destinato a morire in poche ore, se non viene nutrito da affetto e attenzioni genitoriali nei suoi primi tre anni di vita il suo sviluppo cognitivo e motorio subisce danni irreparabili e se vive in isolamento non ha nessuna possibilità di sopravvivenza all’interno dell’ambiente. L’essere umano ha bisogno dei suoi simili per crescere, svilupparsi ed essere felice.
La COOPERAZIONE, benché sia la principale fonte di sostentamento dell’Uomo, non è però una competenza innata nell’essere umano, è necessario imparare ad essere adeguatamente cooperativi, i bambini devono imparare, gradualmente, le “abilità sociali” che gli permetteranno di vivere, lavorare e avere rapporti umani soddisfacenti.
Inoltre, alcune recenti ricerche psicosociali, hanno messo in luce che i “nativi digitali” vivono le emozioni in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti: hanno difficoltà a riconoscere le proprie emozioni interne, mentre sono abilissimi a raffigurarle, questo, probabilmente, li renderà adulti molto capaci di “tecnomediare” relazioni ma poco capaci di viverle in modo diretto.
Un’educazione alla COOPERAZIONE è allora indispensabile perché capace di compensare questa perdita di capacità/competenza socio-relazionale, facilitando l’acquisizione della consapevolezza che ogni persona è un essere sociale, in costante relazione con il “tu” e continuamente impegnata nella costruzione sociale di comunità di uomini.
L’EDUCAZIONE alla COOPERAZIONE è in grado di promuovere l'”etica della reciprocità” educando al “senso dell’altro”, riconoscendo la dignità umana in ogni persona, al di là delle particolari differenze, e favorendo l’imitazione, il confronto e lo sviluppo di autonomie. Lavorare insieme aiuta a ridurre l’ansia da prestazione, aumenta l’autostima perché fa sperimentare situazioni di leadership distribuita e rafforza il senso di responsabilità individuale e condivisa. Aiuta le persone a “gettare dei ponti” tra di loro creando così, insieme, un capitale sociale utile al’arricchimento della società intera.
L’EDUCAZIONE alla COOPERAZIONE può diventare una “filosofia di vita” per un processo ricorsivo che affonda le sue radici nel XVIII secolo, grazie alla sperimentazione di “mutuo insegnamento” di Bell e Lancaster . Nelle situazioni in cui si sperimenta il COOPERATIVE LEARNING si vive in modo diretto “l’uno per tutti e il tutti per uno!” poiché la motivazione alla riuscita è legata a fattori intrinseci, piuttosto che a ricompense estrinseche. COOPERATIVE LEARNING come filosofia di vita che si contrappone al “se tu vinci, io perdo; se io vinco, tu perdi”.
Sempre più il mercato del lavoro richiede la conoscenza e l’utilizzo delle abilità sociali perché le aziende, per crescere e affermarsi nel mercato di oggi, quanto mai competitivo, hanno bisogno di team di lavoro capaci di produrre ai massimi livelli. Pertanto il futuro delle nuove generazioni dipende anche dalla capacità che gli educatori hanno di formare e potenziare le loro “competenze relazionali di base”:
– conoscersi e fidarsi degli altri
-comunicare con chiarezza e precisione
– accettarsi e sostenersi a vicenda
– risolvere i conflitti
le stesse competenze relazionali indispensabili per vivere in armonia tra le persone nella vita di tutti i giorni.
Concludendo se, come dice Freinet “la scuola di domani sarà incentrata sul bambino, membro della collettività. Dalle sue esigenze fondamentali, connesse alle esigenze della società a cui appartiene, deriveranno le tecniche – manuali e intellettuali – da dominare, la materia da insegnare, il sistema di apprendimento, le modalità dell’educazione”[1], il COOPERATIVE LEARNING appartiene alla scuola del domani.

Note
[1] Freinet, C., Le mie tecniche, La Nuova Italia, Firenze, 1973, pp. 24

Fonti
– Maselli M.,Zanelli P., Gruppo di lavoro, riflessività e costruzione del contesto educativo, Edizioni Junior, Parma, 2013.
– Freinet, C., Le mie tecniche, La Nuova Italia, Firenze, 1973, pp. 24

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *